Il sentiero di Stilicone con bici Gravel

Paolo Brunori
Paolo Brunori ci porta in gravel sul "sentiero di Stilicone", ovvero sul sentiero (aperto qualche anno fa) che da Fiesole conduce a Olmo, intitolato al generale romano che, agli albori del V secolo d.C., sconfisse i Goti guidati da Radagaiso in quella che passò alla storia come la Battaglia di Fiesole. Altre sfide ha dovuto affrontare Paolo, questo è il suo resoconto.

Ma lo “Stilicone”? è un vero e proprio sentiero? O un’idea di percorso ritagliata fra spezzoni di strade vicinali? Roba da pensionati? Pieno di asfalto e macchine? Si può fare solo in MTB o posso provarci con la gravel? Dubbi che avevo da anni, pur essendo un bazzicatore di quelle zone, anche se da stradista, non mi ero mai cimentato nello Stilicone. 

E così sabato, in una delle mattine di ottobre più calde da quando l’uomo ha imparato a misurare le temperature, allorché i compagni di girate stradisti ti sbidonano, chi in serata, chi addirittura la mattina alle 7:45. Decidi che è il momento di scoprirlo, lo Stilicone. Gonfi le ruote della tua Canyon Grizl 6 color curry e parti. 

Salgo da Pian del Mugnone verso Fiesole, so che devo intercettare il sentiero da via del Paretaio [NdR: il percorso mostrato in fondo all’articolo parte da Piazza Mino, svoltando a sinistra in Via del Bargellino]. Affronto questo primo strappo con ritmo lento, non avendo idea di cosa aspettarmi per i prossimi 10km.

I primi chilometri sono piacevoli e non impegnativi, strada asfaltata si alterna a tratti di uno sterrato abbastanza facile. Ci si allontana da Fiesole e quando si esce dalla vegetazione si intravedono scorci inusuali della valle del Mugnone. 

Dopo poco la sterrata, passa in attraverso gruppo di case e si immette in via del Cicaleto, che sale da Caldine verso via dei Bosconi. Dopo una serpentina ripida in discesa (occhio al segnale CAI che vi indica di girare a destra, io l’ho mancato!) un bel sentierino sull’erba vi porta, con una rampa nel finale a intercettare via delle Caldine.

Si percorre via delle Caldine per un breve tratto di fondo in cemento. Che sale con pendenze crescenti costeggiando un bel muro a secco fra gli olivi. Dopo un tornante a destra sulla sinistra il percorso si stacca nuovamente per entrare nella sua parte più selvaggia e tecnica. La deviazione è ben segnalata e ci indica anche che, proseguendo per poche centinaia di metri, si può fare una deviazione e visitare l’antica chiesa di S. Margherita a Selletta (qui ci sono alcune informazioni su l’antica chiesa della diocesi fiesolana).

Il tratto di bosco che segue è molto suggestivo e prevede l’attraversamento di un fiume (oggi ancora secco) e una salita di pendenze impossibili (per me) su una gravel che si affronta facilmente in pochi minuti a piedi. Questo è anche l’unico tratto in cui il percorso non è in perfetto stato di manutenzione essendo interrotto da un tronco caduto che però si aggira facilmente bici in spalla. 

Usciti dal bosco, dopo un breve tratto nel prato, ci si immette in via degli Allori, una bella sterrata che costeggia una vigna e un uliveto, che pullula di cacciatori, per poi immettersi in via Nuova delle Molina. Strada che si percorre in discesa per pochi metri per poi immediatamente svoltare a destra e inerpicarsi per la via Vecchia delle Molina. Strada dal grande fascino che attraversa gli edifici allineati che ospitavano un tempo i mulini della valle, oggi eleganti abitazioni civili. La strada alterna acciottolato a tratti sterrati ed è in alcuni punti al limite per riuscire a stare in equilibrio ma molto suggestiva. 

Superato il cimitero di Montereggi la strada scende per un breve tratto e poi si addentra in un bosco trasformandosi in un sentiero molto ben tenuto, che scivola via sotto le ruote. Il bosco si infittisce.  Visto il gran numero di uomini armati di doppietta che ho visto nel tratto precedente, sperando di non incontrare nessuno di conosciuto, mi metto a cantare a squarciagola una canzone di Ligabue per segnalare che non sono un capriolo in fuga. Dopo un tratto in falsopiano si apre di nuovo il panorama fra vigne e macchie di bosco. Il sole che ormai è alto mostra tutto lo splendore di questo strano inizio di autunno. 

Superato un gruppo di case la strada sterrata svolta a destra e si inerpica per l’ultimo breve tratto impegnativo. Riesco a stare in piedi ma qui lo sterrato è meno curato e le ruote slittano a vuoto più di una volta. Dopo poco, girando attorno a un gruppo di case in via Acquinvogliolo, ancora un toponimo che ci ricorda quanto questa fosse una zona ricca di sorgenti prima che venissero intercettate per alimentare gli acquedottu, si percorre l’ultimo tratto di sentiero. La strada è stretta ma ci regala un avvicinamento suggestivo e inconsueto all’Olmo, qui incappo, raro incontro in questa mattina, in un nutrito gruppo di signore tedesche che stanno percorrendo a piedi lo Stilicone in senso opposto.

Ed eccomi arrivato. Attraverso il centro abitato alla ricerca della fine del percorso. Seguendo la segnaletica del CAI scopro che quella che pensavo fosse la fine, in realtà l’inizio del percorso, si trovano esattamente nell’area verde appena sopra il ristorante Dino dove trovo il cartello dell’associazione Il Crinale, ideatrice di questo percorso.  

Tentato di salire ancora, almeno fino ad un caffè a Vetta Le Croci, mi rendo conto che, fra le soste per le foto e gli errori di percorso è già un’ora e mezzo che sono in sella. Mi affretto a scendere per la Faentina, cercando di immaginarmi la marcia di questo Stilicone e del suo esercito, riusciti a prendere di sorpresa agli Ostrogoti che si erano accampati da queste parti, in attesa di proseguire l’invasione verso Roma e Otranto, perché vi avevano trovato abbondante acqua perenne. 

Il sentiero dello Stilicone è una bella passeggiata a piedi o in bici. Immersa nella tipica campagna fiesolana che alterna insediamenti ricchi di storia a oliveti e vigne ma che a tratti fornisce suggestioni da vera passeggiata nel bosco, addentrandosi in una macchia profumata di allori, querce e lecci. Per chi è allenato, lo Stilicone è il percorso ideale da abbinare al crinale del Poggio Pratone facendolo in senso opposto. 

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