cos’è il questionario di de zan

Redazione FCC
L’idea di un “Questionario di De Zan”, una serie di domande che provano a catturare l’essere ciclista di una persona, lontanamente ispirato al – per ora – più famoso “Questionario di Proust”, ha radici lontane nel tempo.

Adriano De Zan è stato uno dei più popolari telecronisti sportivi del secolo scorso, ma nella memoria degli appassionati di ciclismo la sua voce risuona oggi come allora. Quando in una pedalata fra amici qualcuno allunga, e accompagna il suo sforzo con il grido di battaglia: “ed ecco che scatta…” beh, quel qualcuno sta citando Adriano De Zan.

Le sue telecronache, inimitabili per ritmo e tensione teatrale, iniziavano invariabilmente con un banale – ma inconfondibile – “Gentili signore e signori, buongiorno”, per concludersi con un tiratissimo, strozzato e drammatico grido che annunciava la “coltellata” finale: “ED-ECCO-LO-SPRINT!”.

Adriano De Zan è la voce dello sprint più crudele di sempre. Non basterà il suo “Forza Franco” a Bitossi per resistere al ritorno di Marino Basso.

Nel mezzo, De Zan riusciva a rendere sopportabili anche le interminabili tappe di pianura del Giro d’Italia. Quelle tappe in cui ci si assopiva volentieri sul divano ai primi caldi che preannunciavano l’estate, quando ancora il Giro si correva in giugno. Salvo, a cento chilometri dal traguardo, essere bruscamente risvegliati da un marziale “RIEPILOGHIAMO LA SITUAZIONE” in cui i nomi di un gruppo in fuga venivano scanditi in sequenza inarrestabile:

in testa alla corsa con un vantaggio di quattro minuti e ventitré sulla maglia rosa un gruppo di trentasette unità, composto dal numero quarantadue Bincoletto, alla sua ruota il numero ottantasei Amilcare Sgalbazzi, con la maglia della Bianchi il norvegese Knut Knudsen, al suo fianco ecco il campione elvetico Godi Schmutz…(1)”.
Un giovane Adriano De Zan intervista Eddy Merckx in maglia gialla e Felice Gimondi con la maglia di campione d’Italia nel 1972.

A fare da contrappunto al racconto della corsa, De Zan utilizzava lo strumento fondamentale della Domanda. L’intervista al sindaco del comune che ospitava l’arrivo, la battuta con la vecchia gloria “enfant du pays” ospite al traguardo, il continuo dialogo con chi – come il grande Vittorio Adorni – al suo fianco commentava la corsa. Da qui l’idea di dedicare il “questionario” a Adriano De Zan.

Alcune delle domande del questionario, per questo motivo, si rifanno all’epica dezaniana. In particolare:

“Ti senti enfant du pays? O ti si addice di più nemo propheta in patria?” deriva da espressioni che De Zan utilizzava regolarmente quando un corridore transitava nel luogo natio (“enfant du pays”), e magari si fermava a salutare la famiglia, oppure cercava di vincere un traguardo volante o addirittura la tappa. “Nemo propheta in patria” era invece la sentenza proferita quando l’enfant du pays ci provava ma ahimè senza successo.

“Colpo di reni o colpo di mano?” fa riferimento a azioni tipiche del mondo del ciclismo, e potrebbe essere interpretata come “te la giochi allo sprint o preferisci anticipare?” ma in particolare ci ricorda una perla dezaniana poco nota, quella del Giro della Toscana del 1978, quando la RAI si perse l’arrivo vincente di Perletto, che anticipò il gruppo con uno scatto all’ultimo chilometro. De Zan fece ripetere l’arrivo a Perletto, che tagliò di nuovo il traguardo a braccia alzate ripreso dalle telecamere mentre la folla se ne stava già andando. La RAI mandò poi in onda il servizio completo dell’arrivo “posticcio”. Nell’intervista del dopo gara, De Zan parla appunto di “colpo di mano”: quello di Perletto ma invero anche il suo!

“Cosa pensi dei ciclisti che non mettono il caschetto protettivo?” può sembrare una domanda qualsiasi, ma era una di quelle che tipicamente De Zan rivolgeva a Adorni nei momenti morti della gara. In particolare, quando Adorni provò a rispondere spiegando l’importanza di portare il casco per chi va in bicicletta, fu interrotto da De Zan con la sua tipica veemenza: “NON TI HO CHIESTO perché è importante portare il casco, TI HO CHIESTO COSA PENSI di chi non lo porta!”.

De Zan aveva uno spirito teatrale, e amava i giochi di parole. Nel suo libro(2) racconta come una volta “Adorni mandò in fuga appositamente Baffi, Bruni e Pettinati. E in un campionato italiano di Acitrezza, c’era un traguardo di Ficarazzi, e facevano sempre vincere Cazzolato.” Noi ricordiamo fra gli altri un magnifico “Adorni, hai notato che Baffi e Boffo hanno entrambi i baffi, ma non baffi nel senso di Baffi, bensi’ nel senso di MOUSTACHES”(3). Perciò, nel questionario trovano spazio alcune domande vagamente nonsense, tipo “Le discese sono salite viste al contrario o viceversa?” oppure “Perché il vento è sempre contrario?”.

In altri casi abbiamo scelto un registro più contemporaneo: “Red Bull o Paniagua?” è una domanda sull’uso di sostanze che alterano la prestazione (una pratica purtroppo diffusa, più o meno consapevolmente, anche nel ciclismo amatoriale). “Paniagua” (pan y agua) è infatti un’espressione in uso nel gruppo per indicare che un ciclista si alimenta a “pane e acqua”, in altre parole è “pulito”.

“Il tuo pantheon ciclistico” invece indaga sulle “divinità personali”, i punti di riferimento che ciascuno ha in questo sport. Potranno essere Coppi o Bartali, Maria Canins o Jeannie Longo, Robert Millar o Philippa York, oppure l’amico o l’amica che ci hanno iniziato alla bicicletta.

Per il resto, nel questionario ci sono molte occasioni per raccontare il proprio “essere ciclista”, a partire dagli inizi (“Quando nasci ciclista?”), ripercorrendo la propria storia (“Un giorno in sella indimenticabile”, “Un episodio che non puoi fare a meno di raccontare”, anche nei momenti difficili (“La volta che hai messo piede a terra”), raccontando di sé come ciclista (“Il dono di natura che hai”, “Il dono di natura che vorresti avere”, “Il terreno a te più congeniale”) e trasmettendo la propria esperienza (“Consigli a chi inizia: una cosa da fare e una da non fare”).

Il “questionario” è aperto a tutti i membri del Fiesole Cycling Collective, ovvero a chi se ne sente parte in uno dei tanti modi possibili, e verrà pubblicato se chi risponde lo desidera, e dietro il suo consenso.

Note

(1) Le enumerazioni di nomi di ciclisti erano senz’altro una delle cifre più caratteristiche delle telecronache di De Zan. A volte si limitava ai soli cognomi (“Boifava, Galdos, Panizza, Santoni, Saronni..”) ma più spesso li arricchiva per aumentare il “volume sillabico” e le occasioni di scandire magistralmente vocali e consonanti. Dev’essere per questo che non ha mai detto “ed ecco Schmutz” ma sempre, invariabilmente, “ed ecco il campione elvetico Godi Schmutz”.

Gottfried “Godi” Schmutz, buon ciclista svizzero professionista tra il 1977 e il 1987, è stato tre volte campione nazionale, ma per sempre rimarrà nella memoria come “il campione elvetico Godi Schmutz.”

(2) Gentili signore e signori buongiorno, 1999, Dalai Editore

(3) Questa, come altre che si trovano in giro per la rete magari spacciate per vere, è in realtà una pseudocitazione. Deriva da un generatore di telecronache di De Zan che chi scrive realizzò ormai diversi anni fa con un generatore di grammatiche ancora attivo, Polygen. Però una cosa del genere De Zan la disse davvero.

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